Cosa controlliamo
Partiamo dalla serie storica disponibile e dai documenti del rapporto. Confrontiamo segnalazioni, contratti, comunicazioni, pagamenti, accordi e cessioni del credito per capire come si è arrivati alla situazione attuale e dove nasce un'eventuale differenza.
Perché 36 mesi a volte non bastano
Molti problemi iniziano prima degli ultimi tre anni. Una sofferenza può essere molto più vecchia; il credito può essere stato ceduto più volte; nel frattempo possono esserci stati pagamenti, accordi, piani di rientro, garanzie escusse o variazioni degli importi.
Quando serve, l'analisi può andare molto oltre gli ultimi 36 mesi e, nei casi più complessi, anche oltre dieci anni, se i dati e i documenti disponibili lo permettono. Lo scopo non è accumulare visure, ma capire quali passaggi spiegano la situazione di oggi.
La Centrale Rischi può aiutare a ricostruire una storia che oggi non è più chiara
Dopo molti anni può essere difficile capire come si sia arrivati all'importo richiesto oggi. Nel frattempo possono essersi succeduti la banca originaria, uno o più cessionari, una SPV e un servicer. Possono inoltre esserci pagamenti difficili da ricostruire o vecchi accordi non più facilmente reperibili.
La Centrale Rischi non sostituisce la contabilità del rapporto, ma può offrire una traccia storica da confrontare con contratti, estratti, conteggi, comunicazioni e quietanze. Se la ricostruzione è incompleta, può anche aiutare a capire quali passaggi controllare e quali documenti chiedere al creditore.
Una segnalazione sfavorevole non è automaticamente sbagliata
Non basta chiedere genericamente una “cancellazione”. Bisogna indicare quale dato si contesta, a quale periodo si riferisce, chi lo ha segnalato e quali documenti giustificano la richiesta di rettifica o aggiornamento.
Quando è utile andare molto indietro nel tempo
- sofferenza presente da molti anni o classificazione che si trascina nel tempo;
- credito passato dalla banca originaria a una o più SPV o servicer;
- importo richiesto oggi che non si riesce a collegare con chiarezza al debito originario;
- saldo e stralcio, piano di rientro o altro accordo già eseguito, ma con effetti sulle segnalazioni ancora da verificare;
- pagamenti effettuati nel tempo di cui va ricostruito l'impatto sulla posizione;
- garante o coobbligato con esposizione risalente;
- successione di più soggetti segnalanti sullo stesso rapporto;
- rettifiche fatte solo su alcuni mesi o con effetti poco chiari sulla serie storica.
Correggere il dato e chiedere un risarcimento sono due questioni diverse
Correggere una segnalazione e chiedere un risarcimento non sono la stessa cosa. Per sostenere di aver subito un danno servono elementi concreti che colleghino quel danno alla segnalazione contestata, per esempio un rifiuto di credito, una revoca o un'altra conseguenza documentabile.
La Centrale Rischi della Banca d’Italia è un archivio pubblico con regole proprie. CRIF e gli altri SIC sono sistemi privati e possono contenere informazioni diverse. Prima di chiedere una rettifica o approfondire una segnalazione bisogna quindi capire quale banca dati interessa e quali dati devono essere confrontati.
Centrale Rischi e CRIF non sono la stessa cosa
Cosa può emergere dalla verifica
La verifica può produrre una cronologia delle segnalazioni, un confronto tra le diverse fonti, la ricostruzione dei passaggi del credito e l'individuazione dei mesi o degli importi da approfondire. Questi elementi possono poi essere utilizzati per una richiesta di documenti, una rettifica, un reclamo, una trattativa, un ricorso ABF o il lavoro del professionista incaricato.